Per le sue particolari caratteristiche climatiche e geomorfologiche il territorio
del Cilento è un luogo di notevole interesse, sia dal punto di vista storico che
naturalistico. E’ la terra dai tenui rilievi collinari, ricoperta da distese di
ulivi e dalla macchia mediterranea, che si rispecchia nel mare Tirreno, ed è anche
la terra dalle morfologie molto aspre profondamente segnata da fiumi e torrenti,
raie dall´aspetto lunare, ampie distese boschive di castagni, pioppi, querce e lecci.
Un parco di mare e di monti, che si estende dalla costa tirrenica fino ai piedi
dell’Appennino Campano-Lucano, comprendendo gran parte della provincia di Salerno,
rappresentando uno dei più importanti complessi biogeografici dell’Italia meridionale
(Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, secondo parco in Italia per dimensioni,
si estende per 178.000 ettari). La costa splendida è quella di Palinuro, Pisciotta,
Camerota e Punta Licosa, la montagna è quella degli Alburni. Una terra ricca di
storia e cultura: la splendida Certosa di Padula e i resti delle colonie greche
di Elea e Paestum. Questa millenaria simbiosi è oggi percepibile nella ricchezza
di riti e tradizioni e nella grande varietà di prodotti tipici. La geomorfologia
è caratterizzata da rilievi montuosi interessati da fenomeni carsici e ricchi di
grotte e sorgenti di acqua dolce. Essa è frutto del moto delle zolle tettoniche,
che combina l'orientamento generale del massiccio appenninico a fenomeni orogenetici
contrastanti e dà luogo a rilievi di diversa litologia e disposti irregolarmente,
separati da vallette trasversali e longitudinali. Ad ovest del Vallo di Diano, i
massicci della parte orientale sono formati da calcari dolomitici e raggiungono
le altitudini più elevate con i Monti Alburni (1742 m), il Monte Motola (1700 m)
ed il Monte Cervati (1898 m), cima più alta della Campania. Lunghe incisioni, doline,
inghiottitoi, grotte, sorgenti, forre, tavolati e valli strette e profonde caratterizzano
questo paesaggio modellato dalle forme carsiche e dalle grandi forre scavate da
torrenti perennemente in piena. Ne risulta un panorama dall’aspetto lunare reso
brullo dalla "povertà" dei terreni. Ma dove le condizioni del suolo e delle acque
lo permettono, esso diventa ricco di boschi mediterranei e faggeti o di prati a
lavanda. Caratteristica della geologia di queste rocce sono le forme carsiche, dovute
alla dissoluzione del carbonato di calcio che produce "erosione" e deposizione con
formazioni, tra l’altro, di stalattiti e stalagmiti. Le forme che ne derivano possono
essere superficiali (epigee) come i solchi dei campi carreggiati, le doline, e gli
ighiottitoi o profonde (ipogee) quali grotte, gallerie e cavità, presenti nel territorio
del Parco, molte delle quali ancora inesplorate. Il fenomeno carsico è particolarmente
spinto nei Monti Alburni con le magnifiche testimonianze della grotta di Castelcivita
lunga quasi 5 km; della grotta di Pertosa accessibile per un tratto con zatteroni;
e della grotta dell´Auso presso S. Angelo a Fasanella. Forme carsiche di particolare
richiamo sono poi quelle che il fiume Bussento ha prodotto nel tratto Caselle in
Pittari - Morigerati, con il suo lungo corso sotterraneo e ancora le gole profonde
prodotte dal fiume Mingardo nel tratto di attraversamento del Monte Bulgheria. Tagli
profondi, che incidono il "morbido" calcare bianco, sono quelli prodotti dal Torrente
Sammaro, dal fiume Calore e dal Bussentino; le loro acque impetuose sono spesso
artefici di cascate e rapide di raro spettacolo naturale. I rilievi verso la costa,
pure essi calcarei, sono costituiti da rocce sedimentarie di differenti origini:
argille, arenarie, marne e conglomerati, formano il flysch del Cilento, che si caratterizza
per la fitta stratificazione delle rocce che talora assumono forme e colori particolari
(dovuti alle infiltrazioni di ossidi metallici: ferro, manganese,ecc.), come è possibile
riscontrare in località Ripe rosse o nel terrazzo marino di Punta Licosa e sulle
cime del Monte Stella (1131 m), del Gelbison o Monte Sacro (1702 m) e del Monte
Bulgheria (1225 m). A causa delle particolari condizioni geomorfologiche, della
posizione geografica e delle peculiarità climatiche, il territorio del Parco è caratterizzato
da una ricchezza eccezionale di ambienti naturali, ai quali è associato un elevato
grado di varietà biologica, provata dall'esistenza di circa 1900 specie vegetali
tra erbacee e legnose e circa 320 vertebrati, di cui l'80% uccelli. Molti mammiferi
appenninici sono presenti e tra essi il cinghiale, il lupo, la volpe, il tasso,
e, nei fiumi, la lontra e la nutria. Lungo le rupi e le falesie della costa, in
ambienti resi estremi dalle deposizioni saline, dominano particolari comunità di
"alofite" (piante che prediligono aria ricca di sali), mentre nelle zone basse e
sabbiose vegetano le ammofile. A ridosso di questo habitat, con gli scisti, comincia
a svilupparsi la macchia mediterranea con le piante sempreverdi, come il mirto,
il lentisco, il rosmarino, le querce da sughero, il carrubo, il leccio. Le prime
chiome delle roverelle, querce grandi a foglie caduche, rappresentano la congiunzione
con la flora delle aree interne, caratterizzata da boscaglia mista, castagneti,
cerreti e carpineti, che per il passato hanno sostenuto la misera economia dei luoghi.
La fascia sub-montana e quella montana vengono dominate dai faggi, tra i quali si
insediano altre specie arboree come gli aceri, i sorbi selvatici, gli ontani, i
tassi; in alcuni habitat particolari troviamo gli abeti bianchi, residui dell'antica
copertura appenninica e le betulle pendule, relitti del fenomeno delle glaciazioni.
Molte sono le piante endemiche, caratteristiche del luogo, tra le quali brillano,
per la loro unicità mondiale, la Genista cilentina e la Primula palinuri, simbolo
del Parco Nazionale.