Tratto da Antonio Infante “Ricerche storiche su Mercato Cilento”
In precedenza abbiamo messo in risalto che l'attuale chiesa di Mercato, in origine
di piccole proporzioni, fu intitolata a Santa Maria dei Martiri, come anche l'annesso
convento. Già dalla loro fondazione furono affidati ai PP. Carmelitani i quali nel
tempo hanno cambiato il nome alla chiesa intitolandola alla Madonna del Carmine,
come il loro Ordine. Ancora nella visita pastorale del 18 ottobre 1770, fatta alla
parrocchiale di Vatolla da Mons. Zuccari, il convento è detto dei Santi Martiri;
mentre in quelle successive è menzionata quale chiesa del monastero del Carmine.
Essa ha subito vari restauri; verso la fine del 1700, due nell'ottocento e altri
durante questo secolo e ciò è stato possibile cogliere dagli stili sovrapposti prodotti
appunto in epoche diverse. C'è da dire che nonostante i vari restauri o piccoli
rifacimenti, il sacro edificio non ha subito trasformazioni tali da modificarne
la struttura originaria. Il suo pavimento è tra i più belli e originali di quelli
delle altre chiese cilentane, fra l'altro ben conservato e senza rattoppi nelle
angolature delle mattonelle. In complesso la chiesa si presenta architettonicamente
poderosa, ma tutto s'intona a perfezione, come le finissime decorazioni delle cappelle
e degli altari; armoniose e svettanti appaiono anche le quattro colonne all'intemo
dell'ingresso. Inoltre la precisa collocazione dei grandi lucernari, aperti sulla
parte superiore del muro, sul lato destro dell'ingresso, determina un senso di ariosa
spaziosità, tanto che l'ambiente sembra più grande di quanto non sia. Le quattro
colonne (in pietra viva), che aprono l'ingresso, un tempo sorreggevano l'organo
e in tempi più remoti, un piccolo coro: lo spazio oggi è occupato da un grande affresco
rievocante la crocefissione. La chiesa è una nave, con volta a botte, ai lati della
quale si aprono grandi lunotti a vela decorati, da dove entrano soff usi fasci di
luce, indispensabili per illuminare tutto l'interno. Al lato sinistro dell'ingresso,
i lucernari sono finti, in quanto il muro nord del convento li ha ostruiti. Vi sono
dieci cappelle: cinque per ogni lato, la magior parte di esse appaiono sguarnite;
comunque siamo in grado di fornire notizie sulla loro intestazione originaria. Lato
epistola, o destro, vi erano quattro altari e questo ancora negli anni Sessanta,
dedicati originariamente e rispettivamente a Gesù, a San Michele, a Santa Teresa
e a Sant'Antonio da Padova, con rispettive statue. Sul lato sinistro, o lato Vangelo,
vi erano altrettanti altari su cui erano tele raffiguranti rispettivamente San Giuseppe,
Sant'Anna, Santa Lucia e la Vergine di Pompei. Attualmente sul primo altare del
lato destro dell'ingresso v'è stata collocata una grande croce nera di legno, con
la scritta INRI, al posto di una tela del XVIII secolo, ora scomparsa, raffigurante,
come alcuni attestano, la Sacra Famiglia. La seconda cappella è dedicata a Santo
Antonio da Padova. Sul pilastro che divide questa cappella dalla terza, è inserito
uno scudo di rame con croce, collocatovi nel 1901, con lo scopo di procurare indulgenze
a coloro che, entrando in chiesa lo baciavano. Sul terzo altare v'è una tela, del
tardo Settecento, raffigurante Santa Teresa, mentre la quarta cappella è particolarmente
ornata di stucchi dorati, con ai lati due nicchie, attualmente murate e adornate
di stucchi. Davanti a questa cappella sul pavimento, v'è murato il suggello di una
tomba gentilizia su cui è scritto:
D.O.M.
SI HOC TUMULUM MORTIS
TUA SIT TIBI CURA SCIENDI
QUISQUE ES TU VIATOR
PERLEGE SCRIPTA MEA
STIRPS DE JUDICE STATUIT HIC
SIBI FIGGERE SEDEM
ET BARNALIA FLENS
SPOLIA GESTO SUA
B.G.S.M.
A.D.MDCCCLX
Antistante alla quinta cappella v'è il suggello tombale con stemma gentilizio del
barone Giordano di Sessa e di Orria (1790). A sinistra dell'ingresso è il battistero,
che anticamente era una cappella. Detto battistero poggia su una base di capitello
antico e pregevole, su cui è scolpito quanto segue:
Primo lato
AD 1597
PRIOR A
TU SQ
FR. IS
ANTONII GUARIGLIA
Secondo lato
F.R. CY
DE MARIA
AD MARIAM
VIRGINEM
DICAT
La scritta ci informa che fratel Cirillo De Maria scolpì quel capitello, originariamente
base di un'acquasantiera, nel 1597 su ordine del priore Antonio Guariglia, dedicandolo
alla Madonna. La seconda cappella è ancora, come in passato dedicata alla Madonna
di Pompei, un tempo della famiglia Cembalo. La terza è interamente rifatta, dedicata
a Gesù, invece la quarta, così come attualmente si presenta è un vero tempietto,
dedicato alla Madonna del Carmine e qui è posta la bellissima, antica statua, con
tanti ex voto che la adornano; altri sono sistemati alla parete della cappella stessa.
Questi oggetti, ieri più che oggi, sono stati offerti alla miracolosa statua della
Madonna del Carmine per particolari grazie ricevute dai fedeli ad essa ricorrenti
nei momenti di particolari difficoltà. Davanti a questa cappella v'è il suggello
di una tomba gentilizia su cui è scritto:
URNAM HANC
DONATUS BECCARI SUIS PARAVIT
ANDREAS FILIUS RESTAURAVIT
MARMOREAM
A.D. MDCCLIX
Sull'altare della quinta cappella v'è una pregevole tela del Settecento: in alto
aleggia la figura di una colomba con le ali spiegate, rappresentante lo Spirito
Santo, mentre alla base dei quadro spiccano due figure di Santi in preghiera, con
lo sguardo rivolto alla terza persona della Trinità e alla immagine di Maria che
viene riflessa di luce e di grazia. Un quadro che rievoca una scena molto suggestiva,
con caratteristica tematica del XVIII secolo. Davanti a questo altare v'è un interessante
suggello di una sepoltura, che sarà possibile notare in fotografia in questo volume.
Davanti alle gradinate della balaustra, al centro della Chiesa, proprio di fronte
all'altare, v'è il suggello centrale, da dove si calavano i cadaveri per trovare
sepoltura nei sotterranei della chiesa, dove ancora sono visibili nicchie e tombe
di varia grandezza. Il suggello è una pietra marmorea che si alza dai quattro lati
con apposite maniglie. Su di essa è scritto:
VERA FRATERNITAS
NEC IN MORTE SEPARATUR
Il grandepresbiterio è delimitato da una pregevole balaustra in marmi policromi
del XIX secolo; al centro di esso è collocato il monumentale altare, della stessa
fattura, sormontato da una cupola quadrangolare, decorata con affreschi artigianali
coevi, con figure di Santi e profeti. Sul muro di fondo troneggia, tra panneggi
affrescati, l'antica tela della Madonna del Carmine con Bambino, sulle cui teste
sono poggiate corone d'argento, che rievocano il gusto devozionale del XVIIsecolo.
Il quadro è inserito in una cornice di marmi policromi, sì da creare effetti di
puro misticismo. Dietro l'altare si aprono due porte lignee, che un tempo immettevano
in un grande ambiente ove era collocato il coro e la sagrestia; oggi esse ne testimoniano
la magnificenza e lasciano solo immaginare l'eleganza delle decorazioni, tutte incise
nel legno. La tematica decorativa dei simboli liturgici, ci rimanda al tardo Romanico:
è probabile che questa bella testimonianza, miracolosamente sfuggita alla distruzione,
sia coeva alla fondazione del convento. La chiesa di Santa Maria del Carmine era
meta di pellegrini almeno fino agli inizi di questo secolo; ciò è dimostrato dal
fatto che Papa Leone XIII (1878-1903) concesse una particolare indulgenza a coloro
che visitavano la chiesa e, baciando con la mano lo scudo con croce, cui abbiamo
accennato sopra, recitavano un Pater Noster. I vescovi di Capaccio e poi quelli
di Vallo, durante le loro visite pastorali, sostavano nel convento e spesso trascorrevano
lunghi periodi in preghiera in questa chiesa. Mons. Niccolai, giungendo da Novi
la sera del 20 febbraio 1712, accolto cum summa laetitia dal priore e dai frati;
vi si trattenne i due giorni successivi e poi si recò a visitare la parrocchiale
di Casigliano; anche Mons. Zuccari ripeté lo stesso rito il 19 marzo del 1870, e
Mons. Siciliani il 12 ottobre del 1874, arrivando da Sessa e in viaggio per Camella,
sostò devotamente in preghiera nella chiesa.